
Kasparhauser ISSN 2282-1031
Economia
Le società della festa, del dono, l’economia gloriosa, sono defunte. Bataille sembrerebbe anch’egli morto, soprattutto a sentire Agamben (critica del principio hegeliano secondo cui esisterebbe un piano della vita puramente animale prima e … dopo la sua umanizzazione, la cui condivisione — a suo dire — mette chiunque filosoficamente fuori gioco). E anche se Agamben potesse essere confutato (cosa a mio giudizio non del tutto impossibile), rimarrebbe il problema del dispendio improduttivo. Il sistema capitalistico è tale — osserva Bataille — che ogni dispendio si traduce in potenza di sviluppo. Ecco, se fossimo in grado di indicare, nel quadro delle moderne società capitalistiche, la possibilità di un’effettiva distruzione di forze produttive o la possibilità di un dispendio veramente improduttivo, allora Bataille potrebbe essere riattivato. Bene, credo che proprio l’uso dell’ebbrezza da un lato e, dall’altro, il gioco in perdita del capitale finanziario, possano costituire un esempio di sopravvivenza dell’elemento glorioso nel mondo capitalistico, la cui essenza è già — va sottolineato — il rischio. Con un po’ di pazienza una simile ipotesi potrebbe essere estratta proprio da Bataille (es. Il limite dell’utile). C’è poi anche un altro elemento, batailleano ma non presente in Bataille: questo stesso post. Il web costituisce un esempio di scrittura in perdita, una manifestazione improduttiva di energie intellettuali (e, oggi, sono proprio queste a costituire l’essenziale della forza produttiva), un effetto, se ci piace, di economia gloriosa. [mb]

In una società dove vige la dialettica Servo/Signore, la Rivoluzione è uno strumento per portare sopra ciò che stava sotto. Questo non è una semplice cambio di posizione. La rivoluzione, per eliminare il Signore, deve necessariamente creare un altro tipo di società. Per questo il «nuovo signore», che non può più vivere completamente del lavoro del «nuovo servo» che, intendiamoci, è sempre lui stesso, deve dissimulare la ricchezza, addirittura se ne vergogna, perché il «nuovo signore» porta dentro di sé la traccia del Servo che è stato e dell’aver optato per la vita in una lotta a morte con il Signore.
