Kasparhauser ISSN 2282-1031

Contro-poesia

Non si ricorda spesso che la poesia non è, né per genealogia né per teleologia, un genere letterario, anzi non è proprio letteratura e in definitiva non è cultura. La poesia pre esiste e persiste a quel progetto di mondo e a quel progetto di sapere che ha nome cultura, e in cui la parola ha assunto la forma del segno, come funzione di un significare, come spettacolo di un significato. Il rito, il ritmo, la danza, il sacrum-facere: tante cose che non possono più avere luogo nelle nostre parole, e ancora meno nelle parole digitali, sono ciò che accade quando la poesia ha luogo. Bisognerebbe forse ritornare a pensare e a praticare questa estraneità e questa eccedenza, prima che sia assimilata del tutto ai processi della comunicazione, alle lusinghe dell’estetizzazione, alla retorica dei nuovi moralismi, all’intelligenza dei futuri algorismi. 

  • 28 Febbraio 2025 | Contro-poesia | |

    Quando penso alla parola poetica, mi riferisco alla parola che si dice, che si canta, che si ascolta e che non solo si legge. Da sempre voce, suono e sonorità sono stati elementi fondanti, costitutivi praticati nell’azione “orante”, “dicente”, parlante, intendendo il Dire come atto. Atto del Dire. Atto potente, magnifico, incantatorio. Atto che si è sempre situato tra lo scrivere e l’ascoltare, compenetrandosi tutti l’un l’altro.

  • 11 Aprile 2024 | Contro-poesia | |

    Che cosa sta accadendo? La poesia, fino a ieri cenerentola dell’industria culturale contemporanea, è forse pronta a essere incoronata dal principe dell’estetizzazione? Una semplice estensione alla poesia odierna delle tesi di Franco Fortini sul surrealismo di massa gestito da televisione e nuovi media – una sorta di avanguardia per tutti che utilizzerebbe parassitariamente le tecniche della finzione letteraria neutralizzandone il potenziale dirompente – è una strategia interpretativa esposta però a notevoli rischi.

  • 28 Marzo 2024 | Contro-poesia | |

    La Heim della poesia a mio avviso infatti si trova sotto le acque straniere dell’oceano alieno e bambino intorno a cui Lem ha costruito il suo Solaris. In definitiva Il dio di Norimberga vorrebbe essere una ricerca in qualche modo legata al senso di panico come fondamento ancestrale del segno e dell’umano. Allo stesso tempo in poesia mi pare che mai tutto torni secondo progetti, disegni precisi. Un libro deve portare e portarsi fuori orbita, mettersi da solo in discussione, rovesciarsi.