La concezione merleau-pontiana dell’inconscio nei manoscritti tardi (II)

In queste espressioni è possibile scorgere immediatamente due riferimenti: il lasciar-essere di Heidegger e, ancor più evidente, la Bejahung che Lacan riprende da Freud; tuttavia alla luce di un’analisi più dettagliata sia degli inediti che della biblioteca di Merleau-Ponty, si capisce che quest’ultimo si appropria, forse troppo rapidamente, di espressioni che gli sono funzionali, poiché esprimono chiaramente un’idea, un movimento speculativo che gli è proprio già da lungo tempo: siamo dunque di fronte a delle prossimità terminologiche che, però, non implicano una contaminazione diffusa nel pensiero del filosofo. Questo non è affatto un fenomeno isolato, anzi è piuttosto emblematico del suo tardo rapporto con Heidegger

2024-03-08T11:22:09+00:0015 Ottobre 2023|Phaenomenologica|

La concezione merleau-pontiana dell’inconscio nei manoscritti tardi

Merleau-Ponty dunque abbandona lo schema classico precedentemente descritto in favore di uno schema maggiormente fenomenologico, centrato sulla nostra apertura carnale al mondo, inconscia per principio. Un'apertura, questa, dalle molteplici stratificazioni (senso-motoria, immaginario-desiderante), ma che il filosofo, come si sa, intende riconsiderare a partire dai fondamenti percettivi della vita intellettiva. «L'inconscio non è sprofondamento di pensieri, meccanismi nascosti, ma funzionamento di legami percettivi », afferma il corso sulla passività del 1955; e, simmetricamente, «la percezione è il vero inconscio». «L'inconscio: eccesso del percettivo sul nozionale»: se l'inconscio è implicato nell'eccesso del percettivo sul nozionale, esso chiama in causa anche l'eccesso dell'onirico sul percettivo: è anche «il fondo onirico pre-oggettivo di ogni percezione».

2024-04-19T15:34:39+00:0014 Febbraio 2023|Phaenomenologica|
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